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Economia

Vaping dilaga nel Regno Unito: boom di consumatori che non hanno mai fumato e le ricadute sull'economia italiana

Renan Filho Por Renan Filho · 2026-10-07

Il fenomeno del vaping nel Regno Unito raggiunge dimensioni senza precedenti, con centinaia di migliaia di nuovi utenti che non hanno mai toccato una sigaretta tradizionale. L'Italia osserva con attenzione le implicazioni economiche: concorrenza per l'industria del tabacco, possibili perdite fiscali e nuove opportunità per il mercato dei dispositivi.

**Lead**

Il vaping sta conquistando il Regno Unito a ritmi vertiginosi, con un numero crescente di cittadini che iniziano a utilizzare sigarette elettroniche senza aver mai fumato tabacco. Secondo le ultime stime di organizzazioni indipendenti, il fenomeno coinvolga ormai centinaia di migliaia di persone, un dato che ha acceso i riflettori non solo sulla salute pubblica ma anche sulle conseguenze economiche, in particolare per paesi come l'Italia, dove il mercato del tabacco tradizionale rappresenta una voce importante per le entrate fiscali e per l'industria manifatturiera.

**Contexto**

Il Regno Unito è da anni all'avanguardia nella regolamentazione del vaping, considerato dalle autorità sanitarie uno strumento di riduzione del danno per i fumatori. Tuttavia, l'ultima ondata di consumatori è composta in larga parte da giovani e adulti che non hanno mai fumato sigarette tradizionali. Dati diffusi da enti come l'Action on Smoking and Health (ASH) mostrano un incremento costante dell'uso di sigarette elettroniche tra i non fumatori, un fenomeno che ha spinto il governo britannico a rivedere le politiche di marketing e vendita, con restrizioni sui gusti e sugli aromi per limitare l'attrazione verso i minorenni.

Parallelamente, l'industria del vaping nel Regno Unito è diventata un settore economico rilevante, con un fatturato annuo che supera i due miliardi di sterline, trainato da piccole e medie imprese specializzate nella produzione di liquidi e dispositivi. La crescita ha attirato l'attenzione di grandi multinazionali del tabacco, che hanno investito in acquisizioni e lanci di prodotti proprietari. Questo scenario ha implicazioni dirette per l'Italia, dove il mercato delle sigarette elettroniche è ancora in fase di consolidamento, ma già rappresenta un'alternativa in espansione.

In Italia, il vaping è regolamentato dal Decreto Legislativo 6/2016, che ne equipara la vendita a quella dei prodotti del tabacco, con divieti di pubblicità e limitazioni alla vendita online. Secondo dati dell'Eurispes e del Ministero della Salute, il numero di utilizzatori di sigarette elettroniche è in crescita, ma la percentuale di chi non ha mai fumato è ancora marginale rispetto al Regno Unito. Tuttavia, la tendenza britannica potrebbe anticipare ciò che accadrà anche nel nostro paese, con possibili ripercussioni economiche.

**Analise**

L'impatto economico del vaping dilagante nel Regno Unito si riverbera sull'Italia attraverso diversi canali. In primo luogo, la concorrenza tra prodotti del tabacco tradizionale e sigarette elettroniche si intensifica: se il vaping continua a crescere tra i non fumatori, le vendite di sigarette tradizionali potrebbero subire un calo strutturale, riducendo le entrate fiscali derivanti dalle accise. In Italia, le accise sul tabacco rappresentano circa 14 miliardi di euro all'anno, una fetta significativa del bilancio statale. Un eventuale spostamento dei consumi verso il vaping, che è tassato in modo diverso e spesso con aliquote inferiori, potrebbe creare un buco nei conti pubblici.

In secondo luogo, l'industria manifatturiera italiana del tabacco, concentrata in regioni come Campania e Toscana, potrebbe subire una contrazione della domanda. Le aziende che producono sigarette tradizionali stanno già diversificando verso il vaping, ma la transizione richiede investimenti e tempi lunghi. Nel frattempo, i produttori britannici di dispositivi e liquidi potrebbero guadagnare quote di mercato anche in Italia, sfruttando economie di scala e innovazione. Questo rappresenta una sfida per le piccole e medie imprese italiane del settore, che faticano a competere con i giganti internazionali.

Infine, c'è un aspetto legato alla salute pubblica che si traduce in costi sanitari. Se il vaping riduce il numero di fumatori tradizionali, il sistema sanitario nazionale potrebbe risparmiare sulle malattie correlate al tabacco. Tuttavia, l'uso di sigarette elettroniche tra i non fumatori, soprattutto giovani, potrebbe generare nuove patologie respiratorie e cardiovascolari, con costi futuri difficili da quantificare. L'Italia, che ha un sistema sanitario universalistico, deve monitorare attentamente questi sviluppi per evitare di dover sostenere spese impreviste.

**Fontes**

- Action on Smoking and Health (ASH), report annuale sull'uso di sigarette elettroniche nel Regno Unito. - Office for National Statistics (ONS), dati sul mercato del tabacco e del vaping. - Ministero della Salute italiano, relazione sul consumo di prodotti da fumo. - Eurispes, indagine sul consumo di sigarette elettroniche in Italia. - Decreto Legislativo 6/2016, normativa italiana sul vaping.

Renan Filho
Sobre o autor
Renan Filho
Editor-Chefe do FORTIS News

Editor-chefe do FORTIS News. Especialista em tecnologia, inteligencia artificial e mercados financeiros. Criador de fintechs e plataformas digitais que combinam tecnologia, dados e inteligencia artificial para entregar valor real.