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Tecnologia

Sexting con l’Intelligenza Artificiale: uno studio esplora il fenomeno in Italia

Renan Filho Por Renan Filho · 2026-10-29

Una ricerca inedita analizza la diffusione del sexting mediato da IA tra i giovani italiani, tra rischi legali, implicazioni psicologiche e vuoto normativo.

**Lead**

Un nuovo studio accademico ha acceso i riflettori su una pratica emergente e preoccupante: il sexting realizzato o alterato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. La ricerca, condotta da un team interdisciplinare di psicologi e giuristi italiani, ha mappato per la prima volta il fenomeno nel Paese, rivelando una diffusione significativa tra adolescenti e giovani adulti, con conseguenze che spaziano dalla violazione della privacy alla creazione di materiale pedopornografico sintetico. Lo studio, ancora in fase di peer review, è stato presentato in anteprima a un convegno organizzato dall’Università di Milano-Bicocca lo scorso ottobre.

**Contexto**

Il sexting – lo scambio di messaggi, foto o video a contenuto sessuale – non è una novità. Da anni rappresenta una delle forme di espressione della sessualità digitale, soprattutto tra i nativi digitali. Tuttavia, l’irruzione dell’intelligenza artificiale generativa ha cambiato radicalmente lo scenario. Oggi chiunque, con pochi click, può generare immagini iperrealistiche di persone reali o inventate, modificarne i corpi, creare deepfake pornografici senza il consenso dei soggetti ritratti. Lo studio italiano ha cercato di quantificare la consapevolezza e la frequenza di queste pratiche, intervistando un campione rappresentativo di giovani tra i 14 e i 29 anni.

I primi risultati indicano una tendenza allarmante: una quota non trascurabile degli intervistati ha dichiarato di aver utilizzato applicazioni di IA per ritoccare o generare nudi di se stessi o di altri, spesso senza autorizzazione. Molti non considerano queste azioni come illecite o dannose, bensì come un gioco o una forma di corteggiamento. La ricerca ha anche evidenziato una scarsa conoscenza delle norme che regolano la diffusione di immagini intime, nonché dei rischi penali legati alla produzione di materiale pedopornografico virtuale.

Il contesto normativo italiano, al momento, presenta un vuoto specifico per il sexting con IA. La legge 269/1998 e successive modifiche puniscono la pedopornografia, ma la definizione di “materiale pornografico” include anche le rappresentazioni virtuali? La giurisprudenza è ancora incerta. Nel 2023 la Polizia Postale ha segnalato un aumento dei casi di revenge porn agevolato da deepfake, ma mancano dati ufficiali aggregati. Lo studio in questione intende proprio colmare questa lacuna conoscitiva, offrendo elementi per un eventuale intervento legislativo.

**Analise**

L’importanza di questa ricerca va oltre la semplice fotografia del fenomeno. Essa solleva questioni profonde sul rapporto tra tecnologia e sessualità, sul consenso informato in ambiente digitale e sulla responsabilità delle piattaforme che offrono strumenti di generazione di immagini. Se da un lato l’IA può essere utilizzata per esplorare la propria identità in modo sicuro – ad esempio creando avatar per giochi di ruolo – dall’altro il confine con l’abuso è labile. La facilità d’uso e la mancanza di barriere etiche incorporate nei software rendono il sexting con IA una pratica potenzialmente esplosiva.

Gli esperti coinvolti nello studio sottolineano la necessità di un’educazione digitale specifica, che non si limiti ai pericoli del sexting tradizionale ma affronti le nuove frontiere della manipolazione dell’immagine. Inoltre, a livello normativo, si profila la necessità di aggiornare le fattispecie penali per includere esplicitamente i deepfake sessuali, come già fatto in alcuni Paesi come il Regno Unito con l’Online Safety Act. La ricerca italiana potrebbe fornire la base fattuale per una proposta di legge, spingendo il Parlamento a colmare il ritardo.

Un altro aspetto cruciale è l’impatto psicologico sulle vittime. A differenza di una foto rubata, un deepfake può essere indistinguibile dal vero, rendendo la difesa della propria immagine quasi impossibile. Lo studio ha rilevato che molti giovani non denunciano perché si vergognano o perché credono di non avere prove. Le conseguenze includono ansia, depressione e isolamento sociale. La ricerca suggerisce che servono protocolli di intervento per le scuole e le forze dell’ordine, oltre a canali di segnalazione anonimi.

**Fontes**

Le informazioni contenute in questo articolo si basano su: - Anteprima dello studio presentato al convegno “IA e sessualità digitale” presso l’Università di Milano-Bicocca (ottobre 2026). - Comunicati stampa della Polizia Postale e delle Comunicazioni relativi ai reati informatici in Italia. - Documenti di lavoro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati su deepfake e pedopornografia. - Articoli pubblicati su riviste specializzate come "Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking" e "Italian Journal of Criminology".

Renan Filho
Sobre o autor
Renan Filho
Editor-Chefe do FORTIS News

Editor-chefe do FORTIS News. Especialista em tecnologia, inteligencia artificial e mercados financeiros. Criador de fintechs e plataformas digitais que combinam tecnologia, dados e inteligencia artificial para entregar valor real.