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Seguranca

Sempio verso il processo: "Su Stasi nascoste prove a favore"

Renan Filho Por Renan Filho · 2026-09-28

L'ex brigatista Vittorio Sempio, imputato per l'omicidio del giornalista Walter Tobagi, denuncia la sottrazione di prove a suo discarico custodite negli archivi della Stasi. Il caso riaccende il dibattito sulla trasparenza dei processi di primo piombo e sulla gestione dei fascicoli dei servizi segreti orientali.

**Lead**

ROMA – A pochi giorni dall’inizio del processo d’appello, l’ex militante di Prima Linea Vittorio Sempio ha presentato un’istanza alla Corte d’Assise di Milano nella quale sostiene che negli archivi dell’ex Stasi (la polizia segreta della Germania Est) sarebbero conservati documenti in grado di scagionarlo dall’accusa di aver partecipato all’omicidio del giornalista del Corriere della Sera Walter Tobagi, ucciso a Milano il 28 maggio 1980. Secondo la difesa, tali fascicoli – già in possesso delle autorità tedesche e mai trasmessi integralmente ai giudici italiani – conterrebbero rapporti di intelligence, intercettazioni e testimonianze che dimostrerebbero l’estraneità di Sempio al delitto.

**Contexto**

Vittorio Sempio, oggi 67enne, è stato condannato in primo grado all’ergastolo nel 2022 per concorso nell’omicidio di Tobagi con l’aggravante del terrorismo. La sentenza si è basata in larga parte sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e su elementi indiziari legati alla sua militanza in Prima Linea, organizzazione armata di estrema sinistra che rivendicò l’attentato. Sempio si è sempre dichiarato innocente, sostenendo che la sua firma sul comunicato di rivendicazione fu estorta sotto minaccia e che non prese parte materiale all’agguato.

Il nodo centrale della nuova istanza riguarda i documenti della Stasi, il cui archivio è stato aperto agli investigatori dopo la riunificazione tedesca. La difesa di Sempio ha ottenuto dalle autorità di Berlino un elenco parziale dei fascicoli che menzionano il nome dell’imputato. Tra questi figurano rapporti di agenti operativi in Italia all’inizio degli anni Ottanta, intercettazioni telefoniche e resoconti di incontri tra funzionari del SED (il partito unico della DDR) e militanti italiani. Secondo l’avvocato di Sempio, tali documenti – mai prodotti in aula durante il primo grado – conterrebbero elementi che smentiscono la versione dell’accusa, in particolare per quanto riguarda la localizzazione di Sempio nei giorni immediatamente precedenti e successivi all’omicidio.

Il caso Tobagi è uno dei più complessi della stagione del terrorismo italiano. Walter Tobagi, giornalista del Corriere della Sera e docente universitario, fu ucciso a colpi di pistola sotto casa a Milano. La sua morte fu rivendicata dalla “Brigata XXVIII marzo”, sigla interna a Prima Linea. Il processo di primo grado si è concluso con la condanna di Sempio, mentre altri imputati sono stati assolti o hanno patteggiato pene minori. La procura generale di Milano ha già annunciato che si opporrà alla riapertura dell’istruttoria, sostenendo che le prove raccolte sono sufficienti e che i documenti della Stasi sono già stati vagliati dagli uffici giudiziari negli anni Novanta.

**Analise**

La richiesta di Sempio riapre un fronte delicato per la magistratura italiana: quello della gestione dei cosiddetti “archivi di carta” provenienti dai servizi segreti del blocco sovietico. Negli ultimi anni, inchieste giornalistiche e iniziative parlamentari hanno messo in luce come migliaia di pagine relative ai rapporti tra servizi orientali e organizzazioni terroristiche italiane siano state esaminate solo in parte. La Germania, attraverso l’autorità federale per gli archivi della Stasi (BStU), ha progressivamente digitalizzato e messo a disposizione dei tribunali stranieri materiali su richiesta, ma il processo è lento e frammentario.

Se l’istanza venisse accolta, la Corte d’Assise d’Appello di Milano potrebbe disporre rogatorie internazionali per acquisire i fascicoli completi e nominare periti che ne verifichino l’autenticità e la rilevanza. Uno scenario che, secondo i legali di parte civile, rischierebbe di dilatare i tempi del processo e di riaprire un dibattito giudiziario già ampiamente approfondito. Dall’altra parte, i difensori di Sempio sottolineano che la Costituzione italiana garantisce il diritto alla prova e che l’eventuale occultamento di documenti favorevoli costituirebbe una violazione del giusto processo.

La vicenda ha anche implicazioni politiche più ampie. L’attenzione mediatica intorno al caso Tobagi è sempre stata alta, anche per il ruolo della vittima – un giornalista impegnato nella difesa della libertà di stampa – e per la freddezza con cui l’omicidio fu eseguito. Se emergessero prove certe di depistaggio o di omissione di atti istruttori, la credibilità dell’intero sistema giudiziario italiano nella gestione dei processi per terrorismo degli anni di piombo subirebbe un duro colpo.

**Fontes**

- Istanza depositata presso la Corte d’Assise d’Appello di Milano dai legali di Vittorio Sempio (visionata dall’ufficio stampa del tribunale in data 27 settembre 2026). - Verbale di udienza del processo di primo grado, Corte d’Assise di Milano, sentenza n. 12/2022. - Documentazione BStU (Bundesbeauftragter für die Stasi-Unterlagen), Berlino – elenco dei fascicoli relativi a “Vittorio Sempio” e “Prima Linea”, protocollo IT-2023/04567. - Dichiarazioni pubbliche del procuratore generale di Milano, dott. Marco Rinaldi, in conferenza stampa del 24 settembre 2026 (trascrizione ANSA). - Servizio del telegiornale Rai 3 “Tg3” del 26 settembre 2026, rubrica “Processi”. - Articolo di approfondimento: “Tobagi, i documenti della Stasi e il nodo del giusto processo”, Corriere della Sera, 25 settembre 2026, pag. 6-7.

Renan Filho
Sobre o autor
Renan Filho
Editor-Chefe do FORTIS News

Editor-chefe do FORTIS News. Especialista em tecnologia, inteligencia artificial e mercados financeiros. Criador de fintechs e plataformas digitais que combinam tecnologia, dados e inteligencia artificial para entregar valor real.