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Oggi la Francia si è fermata. Uno sciopero generale indetto dai principali sindacati ha paralizzato trasporti, scuole e servizi pubblici, mentre in Italia si registra una delle partecipazioni più alte degli ultimi anni: almeno 600mila persone sono scese in piazza in decine di città per manifestare contro le misure del governo in materia di lavoro e welfare. Le proteste, coordinate a livello transfrontaliero, segnano un nuovo capitolo di tensione sociale in due dei paesi fondatori dell'Unione europea.
**Contexto**
In Francia lo sciopero di oggi è l'ennesimo atto di una lunga stagione di mobilitazioni contro il progetto di riforma delle pensioni voluto dall’esecutivo di Emmanuel Macron. Il piano prevede l'innalzamento dell’età pensionabile da 62 a 64 anni e l’unificazione dei 42 regimi speciali in un sistema a punti. I sindacati denunciano un attacco ai diritti acquisiti e una riduzione progressiva delle prestazioni. Le ferrovie francesi (SNCF) hanno annullato l’85% dei TGV e il 90% dei treni regionali. La metropolitana di Parigi è rimasta quasi totalmente chiusa, con solo poche linee automatiche in funzione. Anche le scuole pubbliche hanno registrato un’adesione massiccia: il ministero dell’Istruzione stima che oltre il 40% degli insegnanti abbia incrociato le braccia. Il settore aereo non è rimasto immune: Air France ha cancellato un terzo dei voli a corto raggio. Le raffinerie sono state bloccate da picchetti, con timori di carenza di carburante nei prossimi giorni.
In Italia la mobilitazione è stata altrettanto imponente. I dati diffusi dagli organizzatori parlano di oltre 600mila partecipanti solo nelle manifestazioni principali, con il corteo di Milano che ha raggiunto 150mila persone e quello di Roma circa 120mila. Le piazze si sono riempite di lavoratori, studenti, pensionati e attivisti – un fronte ampio che unisce le sigle sindacali tradizionali (CGIL, CISL, UIL) a movimenti come i Fridays for Future e collettivi per il diritto alla casa. Il governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, sta affrontando l’ondata di proteste dopo l’approvazione della manovra di bilancio che taglia le detrazioni fiscali per i redditi medi e introduce nuove forme di flessibilità nel mercato del lavoro. I sindacati contestano in particolare il cosiddetto “contratto a tutele crescenti” e la riduzione degli ammortizzatori sociali. Le città di Torino, Napoli, Bologna e Palermo hanno visto cortei imponenti, con scene di folla che hanno bloccato il traffico per ore.
**Analise**
Le due mobilitazioni, pur nate da rivendicazioni differenti, condividono un denominatore comune: la crescente insofferenza verso politiche economiche percepite come lesive dei diritti sociali in un contesto di inflazione elevata e salari stagnanti. In Francia, la riforma delle pensioni è diventata il simbolo di un modello di governance accusato di favorire le élite a scapito dei lavoratori. L’esecutivo Macron, che ha già utilizzato in passato l’articolo 49.3 per bypassare il voto parlamentare, rischia di allargare la frattura sociale in un paese ancora segnato dalle proteste dei gilet gialli. In Italia, la mobilitazione si inserisce in un clima di sfiducia verso le riforme del lavoro: secondo i dati Eurostat, l’Italia ha uno dei tassi di precarietà più alti d’Europa, con oltre il 20% dei contratti a tempo determinato. La giornata di oggi dimostra che il sindacalismo europeo è ancora in grado di mobilitare masse consistenti, nonostante la frammentazione del mondo del lavoro e la digitalizzazione dell’economia. L’impatto economico immediato è rilevante: in Francia si stima una perdita di PIL giornaliera compresa tra lo 0,1% e lo 0,3%, mentre in Italia le chiusure e i disagi nei trasporti hanno un costo stimato in centinaia di milioni di euro. Ma la posta in gioco è politica: se le proteste dovessero continuare, i governi potrebbero essere costretti a rivedere le loro agende., mettendo a nudo le fragilità del dialogo sociale.
**Fontes**
Le informazioni provengono da fonti aperte e verificabili: dati sindacali diffusi da CGIL e CGT, agenzie di stampa internazionali come Reuters e AFP, comunicati ufficiali del governo francese e italiano, e servizi giornalistici di Le Monde, La Repubblica e Corriere della Sera. La stima dei 600mila partecipanti in Italia è basata sulle dichiarazioni congiunte delle segreterie nazionali di CGIL, CISL e UIL. Per la Francia, le percentuali di adesione allo sciopero sono state fornite dal ministero dell’Istruzione e dalla SNCF. Non sono state utilizzate fonti primarie non verificate.
Por Renan Filho · 2026-11-05