**Lead**
La Francia si è fermata. Nella giornata di ieri, almeno 600.000 persone sono scese in piazza in decine di città, rispondendo all’appello unitario dei principali sindacati. Scioperi nei trasporti, nelle scuole, nelle raffinerie e nei servizi pubblici hanno paralizzato il Paese, dalla regione parigina fino a Marsiglia, Lione, Nantes e Tolosa. È la più grande mobilitazione dall’inizio del quinquennio di Emmanuel Macron, e il governo si trova ora di fronte a una prova di forza che rischia di allargare la frattura sociale.
**Contesto**
La protesta nasce dall’annuncio della riforma delle pensioni, presentata dalla premier Élisabeth Borne lo scorso 10 gennaio. Il testo prevede l’innalzamento dell’età pensionabile da 62 a 64 anni e l’anticipo dell’età per la pensione piena, oltre a modifiche nel calcolo degli assegni per alcune categorie. Il governo giustifica la riforma con la necessità di riequilibrare i conti della previdenza sociale, che secondo le stime ufficiali registrerà un deficit cumulato di oltre 100 miliardi di euro entro il 2030 se non si interverrà.
I sindacati, invece, sostengono che la riforma penalizzerà soprattutto i lavoratori con carriere lunghe e precarie, obbligandoli a lavorare più a lungo in condizioni spesso usuranti. La CGT, la CFDT, FO e altri hanno organizzato questa giornata di sciopero nazionale, la prima di una serie annunciata per le prossime settimane. La partecipazione è stata massiccia: il ministero dell’Interno ha comunicato 630.000 manifestanti in tutto il Paese, mentre i sindacati parlano di oltre 1,2 milioni. Nella sola Parigi, la prefettura ha contato 80.000 persone, ma i sindacati dicono il doppio.
Lo sciopero ha avuto ripercussioni immediate: la SNCF, la compagnia ferroviaria, ha cancellato l’80% dei TGV e quasi tutti i treni regionali. La RATP a Parigi ha bloccato diverse linee della metropolitana. Le raffinerie TotalEnergies sono state occupate dagli scioperanti, creando timori per la distribuzione di carburante. Le scuole sono rimaste chiuse in molti comuni, e i voli all’aeroporto di Orly sono stati ridotti del 30%.
**Analisi**
Questa mobilitazione segna un punto di svolta nel confronto tra il governo e il mondo del lavoro. Dopo la rielezione di Macron nella primavera del 2022, il presidente aveva annunciato di voler procedere rapidamente con le riforme, perdendo però la maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale. Da allora, l’esecutivo ha dovuto cercare compromessi, ma sulla previdenza sociale la linea è rimasta ferma. Il rischio, ora, è che la protesta si allarghi ad altri settori, come già accaduto nel 2019, quando le mobilitazioni contro la precedente riforma delle pensioni durarono per settimane.
L’impatto economico è già visibile. Le perdite per le imprese, in particolare nei trasporti e nel commercio, sono stimate in centinaia di milioni di euro. Ma la posta in gioco è soprattutto politica: Macron punta a concludere la riforma entro l’estate, in tempo per non pesare sulla campagna elettorale per le europee del 2024. I sondaggi mostrano che il 68% dei francesi è contrario all’aumento dell’età pensionabile, e la popolarità del presidente è ai minimi storici. Se lo sciopero dovesse prolungarsi, il governo potrebbe essere costretto a rivedere alcuni punti, come già avvenuto con la riforma delle pensioni del 2020, poi accantonata a causa della pandemia.
Per l’Italia, la situazione francese è seguita con attenzione. I due sistemi pensionistici hanno caratteristiche diverse, ma il dibattito sull’età pensionabile è vivo anche a Roma. La Francia è spesso citata come esempio di rigidità sindacale, ma anche di capacità di mobilitazione. Il governo Meloni, che sta affrontando le prime proteste contro la legge di Bilancio, osserva con cautela: una vittoria dei sindacati francesi potrebbe incoraggiare analoghe iniziative in Italia.
**Fonti**
Le informazioni provengono dai comunicati ufficiali del Ministero dell’Interno francese, dai dati diffusi dalla SNCF e dalla RATP, e dalle dichiarazioni dei segretari generali della CGT e della CFDT. Sono state consultate le edizioni online di Le Monde, Le Figaro e France Info. I numeri dei manifestanti sono quelli comunicati dalle autorità e dai sindacati, con le differenze annotate. La stima della perdita economica è basata su calcoli preliminari delle camere di commercio locali.
Por Renan Filho · 2026-11-05