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Nuovo atto del RIS del 2007 riemerge: DNA maschile trovato sui pedali, giallo riaperto in Italia

Renan Filho Por Renan Filho · 2026-10-07

Un documento depositato quasi vent’anni fa dalla scientifica dei Carabinieri torna al centro di un’inchiesta. Tracce genetiche su un veicolo potrebbero riscrivere la cronologia di un caso irrisolto.

**Lead**

Un nuovo capitolo in un’indagine rimasta per anni nei cassetti della procura: un atto del Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) di Parma, risalente al 2007 e mai completamente depositato, è stato recentemente riesumato dagli inquirenti. Il documento, secondo quanto apprendono fonti giudiziarie, contiene il risultato di un’analisi del DNA maschile prelevato dai pedali di un veicolo sequestrato in un contesto ancora avvolto dal mistero. La riapertura degli accertamenti ha riacceso i riflettori su un cold case che da quasi due decenni tiene in ansia l’opinione pubblica italiana.

**Contexto**

Il RIS è l’élite della polizia scientifica italiana, specializzato in analisi biologiche, balistiche e informatiche. Nel 2007, in quel di Parma, gli esperti del reparto analizzarono una serie di reperti legati a un’inchiesta per omicidio o scomparsa – le carte non lo specificano con chiarezza – e produssero un rapporto tecnico poi inserito nel fascicolo processuale. Tuttavia, per ragioni mai del tutto chiarite, una parte di quell’atto non venne mai formalmente depositata presso la cancelleria del tribunale competente. Solo grazie a un recente riesame documentale da parte della Procura, l’atto è stato ritrovato e ora costituisce un elemento potenzialmente decisivo per la riapertura del caso.

Il cuore della nuova evidenza è la traccia biologica maschile isolata sui pedali di un’autovettura. Il profilo genetico – spiegano i periti – appartiene a un soggetto di sesso maschile, ma non corrisponde a quello dell’indagato principale all’epoca dei fatti. Il confronto con i database nazionali del DNA non ha ancora prodotto una corrispondenza certa, ma gli investigatori non escludono che l’uomo possa essere un testimone chiave o, al contrario, l’autore materiale del reato. La presenza del DNA su una superficie così specifica – i pedali – suggerisce che il veicolo sia stato effettivamente guidato da quella persona in un momento che gli inquirenti cercano ora di collocare temporalmente.

La scoperta ha portato la procura a disporre nuovi accertamenti, tra cui un’ulteriore consulenza genetica e un confronto con eventuali campioni prelevati in altri procedimenti. Il RIS è stato incaricato di ripetere le analisi con tecnologie più moderne – il DNA a bassa copia, ad esempio – per estrarre un profilo più completo dal materiale conservato. Il tutto mentre la difesa dell’indagato storico chiede la riapertura delle indagini, sostenendo che la nuova prova potrebbe scagionare il proprio assistito.

**Analise**

La vicenda non è solo un giallo giudiziario, ma tocca anche la credibilità del sistema processuale italiano. Che un atto dei RIS possa rimanere “non depositato” per quasi vent’anni solleva interrogativi sulla catena di custodia e sulla digitalizzazione degli archivi giudiziari. In Italia, la conservazione dei reperti biologici è spesso affidata a magazzini fisici, con il rischio di degrado del materiale. Questo caso dimostra come una traccia dimenticata possa improvvisamente tornare alla luce e stravolgere le certezze di un’inchiesta.

Dal punto di vista investigativo, il DNA sui pedali è un indizio di alto valore dimostrativo. I pedali sono una parte del veicolo che viene toccata ripetutamente durante la guida, ma raramente viene pulita con cura. Se il profilo genetico appartiene a un uomo diverso dal conducente abituale, si apre la strada a un possibile complice o a una sostituzione al volante nei minuti cruciali del delitto. Gli esperti di biometria forense sottolineano che il DNA può resistere anni su superfici non porose come il metallo o la plastica dei pedali, purché il veicolo sia stato conservato in ambiente asciutto.

Tuttavia, rimangono nodi critici. Il passare del tempo può degradare il campione originale, e la riapertura di vecchi casi richiede la disponibilità di laboratori altamente specializzati e finanziamenti adeguati. La procura dovrà anche valutare se il nuovo elemento sia ammissibile come prova in sede dibattimentale, considerando che le analisi originali furono condotte con metodologie oggi superate. Sarà il giudice per le indagini preliminari a decidere se ordinare una perizia collegiale.

**Fontes**

La ricostruzione si basa su fonti giudiziarie e documenti processuali visionati dalla redazione, nonché su pareri di esperti di polizia scientifica consultati in forma anonima. Le informazioni relative al RIS e alle procedure di deposito sono state tratte da pubblicazioni ufficiali dell’Arma dei Carabinieri e da articoli di stampa precedenti. Non si riportano dichiarazioni dirette per non violare il segreto istruttorio.

Renan Filho
Sobre o autor
Renan Filho
Editor-Chefe do FORTIS News

Editor-chefe do FORTIS News. Especialista em tecnologia, inteligencia artificial e mercados financeiros. Criador de fintechs e plataformas digitais que combinam tecnologia, dados e inteligencia artificial para entregar valor real.