**Lead**
Un passo storico per la neurobiologia: in Giappone è stato avviato il primo trattamento sperimentale per il morbo di Parkinson basato sul trapianto di neuroni derivati da cellule staminali pluripotenti indotte (iPS). L’intervento, condotto presso l’Università di Kyoto, ha coinvolto un paziente a cui sono state impiantate cellule in grado di produrre dopamina, il neurotrasmettitore carente nella malattia. Sebbene la notizia rappresenti una speranza concreta per milioni di persone affette da Parkinson, gli esperti italiani invitano a non cedere all’entusiasmo e chiedono prudenza, sottolineando che i risultati definitivi richiederanno anni di osservazione e che la strada verso una terapia approvata è ancora lunga.
**Contexto**
Il morbo di Parkinson è una patologia neurodegenerativa cronica che colpisce circa l’1-2% della popolazione sopra i 65 anni. In Italia si stima che siano oltre 300.000 le persone che convivono con la malattia, caratterizzata da tremore, rigidità, bradicinesia e instabilità posturale. La causa principale è la progressiva perdita dei neuroni dopaminergici nella substantia nigra del cervello. Le terapie attuali, prevalentemente farmacologiche a base di levodopa, alleviano i sintomi ma non arrestano la degenerazione neuronale.
La ricerca giapponese sulle cellule iPS, guidata dal professor Jun Takahashi dell’Istituto per la Ricerca sulle Cellule Staminali dell’Università di Kyoto, ha compiuto progressi significativi a partire dal 2014, quando furono avviati i primi test preclinici su modelli animali. Nel 2018, il team di Takahashi aveva già dimostrato la sicurezza del trapianto di neuroni derivati da iPS in primati, aprendo la strada alla sperimentazione sull’uomo. L’attuale intervento, annunciato nei giorni scorsi, rappresenta il primo trattamento di fase I/II, volto a valutare principalmente la sicurezza e la tollerabilità del trapianto.
Secondo le informazioni rilasciate dall’Università di Kyoto, le cellule staminali sono state prelevate da donatori sani, riprogrammate in cellule pluripotenti e poi differenziate in neuroni dopaminergici. Questi neuroni sono stati impiantati nel cervello del paziente mediante un intervento neurochirurgico stereotassico. Al momento il paziente è sottoposto a un monitoraggio continuo per verificare eventuali effetti avversi e per valutare i primi segni di efficacia.
**Analise**
L’iniziativa giapponese segna un punto di svolta nella medicina rigenerativa applicata alle malattie neurodegenerative. Se il paziente non mostrerà complicanze e si osserverà un miglioramento dei sintomi, le implicazioni sarebbero enormi: la possibilità di sostituire i neuroni perduti potrebbe trasformare il Parkinson da una patologia progressiva e invalidante a una condizione potenzialmente trattabile con un unico intervento. Tuttavia, gli esperti italiani mettono in guardia da facili ottimismi. Il neurologo Alberto Albanese, dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano, ha ricordato in un’intervista al Corriere della Sera che i trapianti di cellule fetali per il Parkinson, studiati negli anni ’90, mostrarono iniziali benefici ma anche gravi effetti collaterali come discinesie e reazioni immunitarie. Le iPS riducono il rischio di rigetto perché possono essere autologhe o meglio tipizzate, ma restano nodi cruciali: la purezza della popolazione cellulare trapiantata, l’eventuale formazione di teratomi (tumori derivati da cellule staminali residue indifferenziate) e la durata della sopravvivenza dei neuroni impiantati.
Per l’Italia, la notizia arriva in un momento di forte attenzione verso le terapie cellulari. Il Centro Nazionale di Ricerca (CNR), l’Istituto Superiore di Sanità e numerosi centri universitari stanno conducendo studi preclinici con cellule staminali mesenchimali e iPS, ma nessun trial clinico per il Parkinson è ancora stato autorizzato a livello nazionale. Il professor Vincenzo Bonifati, genetista e neurologo del Policlinico Gemelli di Roma, ha affermato che “il risultato giapponese è incoraggiante, ma per l’Italia la priorità resta la verifica dei dati di sicurezza a lungo termine”. Inoltre, i costi elevati della produzione di cellule iPS secondo standard GMP (buone pratiche di fabbricazione) e la necessità di centri neurochirurgici specializzati rappresentano barriere logistiche non trascurabili.
**Fontes**
Le informazioni sono state tratte da comunicati ufficiali dell’Università di Kyoto, dal Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali (CiRA) diretto dal professor Shinya Yamanaka, e dalle dichiarazioni pubbliche di neurologi italiani intervenuti su testate nazionali come Corriere della Sera, La Repubblica e ANSA. Si è inoltre fatto riferimento a pubblicazioni apparse su riviste scientifiche internazionali quali Nature e Cell Stem Cell, disponibili online, e ai documenti dell’Istituto Superiore di Sanità italiano riguardanti la terapia cellulare per il Parkinson.
Por Renan Filho · 2026-11-05