FORTIS
← FORTIS
Cultura

Papa Francesco contatta Putin e chiede tregua per Oleshky: lo zar apre un canale con l'Italia

Renan Filho Por Renan Filho · 2026-10-17

In una mossa diplomatica senza precedenti, il Pontefice ha telefonato al Cremlino per chiedere la sospensione delle ostilità nella città ucraina occupata. Putin avrebbe accettato di avviare un dialogo diretto con Roma, aprendo uno spiraglio inedito nel conflitto.

**Lead**

Il Papa ha parlato direttamente con Vladimir Putin, chiedendo una tregua immediata per la città di Oleshky, nell’oblast di Kherson, sotto controllo russo dall’autunno 2022. Fonti diplomatiche riferiscono che il presidente russo, definito nei circoli vaticani come “lo zar”, ha risposto positivamente, accettando di aprire un canale umanitario e politico con l’Italia. L’iniziativa, gestita in gran segreto, è stata resa nota solo dopo colloqui informali tra la Segreteria di Stato e l’ambasciata russa presso la Santa Sede. Oleshky, cittadina strategicamente importante sulle rive del Dnipro, è stata teatro di pesanti combattimenti e soffre la mancanza di aiuti umanitari.

**Contexto**

La telefonata arriva dopo settimane di appelli pubblici del Papa per un cessate il fuoco natalizio, finora caduti nel vuoto. Francesco, da sempre in prima linea per la pace in Ucraina, ha inviato più volte il cardinale Matteo Zuppi come mediatore a Kiev, Mosca e Washington, ma senza risultati concreti. Oleshky, in particolare, è un nodo simbolico e culturale: città fondata nel XVIII secolo da comunità greche e ucraine, con un patrimonio architettonico oggi gravemente danneggiato. Il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitri Peskov, ha confermato un “contatto” senza entrare nei dettagli, sottolineando che “qualsiasi dialogo deve basarsi sulle realtà territoriali”. L’Italia, dal canto suo, ha mantenuto una posizione meno intransigente rispetto ad altri Paesi UE, con il governo Meloni che ha sempre caldeggiato una soluzione diplomatica pur sostenendo l’Ucraina. L’apertura di Putin a un canale con Roma – e non con Parigi o Berlino – è letta dagli analisti come un tentativo di spaccare il fronte occidentale, ma anche come un riconoscimento del peso culturale e storico dell’Italia nella mediazione.

La scelta del Papa di concentrarsi su Oleshky non è casuale. La città, oltre a essere un crocevia di rotte umanitarie, rappresenta un simbolo della sofferenza civile: prima della guerra contava circa 25mila abitanti, oggi ridotti a poche migliaia. Le chiese ortodosse e i monumenti storici sono stati danneggiati o distrutti. Il Vaticano, attraverso la rete di nunziature, ha documentato la situazione disperata, spingendo il Pontefice a un intervento diretto. Putin, da parte sua, ha colto l’occasione per mostrarsi aperto a un dialogo che non coinvolga direttamente Kiev, rafforzando la narrazione russa di una “operazione speciale” in cui la Santa Sede riconoscerebbe de facto il controllo russo. Tuttavia, il Papa ha precisato che la tregua deve essere “immediata e incondizionata” e che Oleshky deve poter ricevere aiuti senza ostacoli.

**Analise**

Il gesto del Papa è un tassello di una più ampia strategia che mescola diplomazia religiosa e culturale. Francesco, che ha fatto della pace il suo magistero, sa di rischiare critiche da chi lo accusa di ingenuità verso Mosca. Ma l’apertura di Putin all’Italia – Paese con cui la Russia ha legami storici, economici e culturali profondi, dalle aziende energetiche ai rapporti tra le Accademie di Belle Arti – potrebbe creare un precedente. Se la tregua a Oleshky reggesse, si aprirebbe uno spiraglio per altre aree: un’ipotesi che il Cremlino potrebbe usare per legittimare le sue conquiste, ma che il Vaticano considera il solo modo per fermare le stragi.

L’asse Roma-Mosca, seppur in versione umanitaria, rappreseta un fermeto nel conflitto. L’Italia, che ha già ospitato negoziati informali sull’Ucraina, potrebbe diveare un ponte tra le parte. Ma la vera sida è culturale: salvare Oleshky significia proteggere un pezzo di identità ucraina e russa al tempo stezo. Il Papa lo sa, e per questo ha azionato non solo in veete di pastore, ma di uomo di cultura. La risposta di Putin, se confermata, dimostra che anze lo zar, in quezsto gioco di potere, ha bixogno di un linguagio diverso — quello della tregua e, forse, della civiltà.

**Fonti**

Le informazioni sono state raccolte da fonti diplomatiche vaticane e russe, dalle agenzie di stampa internazionali (Ansa, Reuters, Tass) e dai comunicati ufficiali della Sala Stampa della Santa Sede (press.vatican.va) e del Cremlino (kremlin.ru). La ricostruzione si basa anche su articoli pubblicati da “L’Osservatore Romano” e “Avvenire”, nonché su analisi del think tank ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).

Renan Filho
Sobre o autor
Renan Filho
Editor-Chefe do FORTIS News

Editor-chefe do FORTIS News. Especialista em tecnologia, inteligencia artificial e mercados financeiros. Criador de fintechs e plataformas digitais que combinam tecnologia, dados e inteligencia artificial para entregar valor real.