**Lead**
Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre 2026, l’Italia tornerà all’ora solare, con le lancette che alle 3:00 del mattino retrocederanno alle 2:00. Un’ora in più di sonno, almeno sulla carta, ma per milioni di italiani il passaggio rappresenta un vero e proprio shock per l’organismo, amplificato da decenni di vita sociale e lavorativa sempre più sfasata rispetto ai ritmi circadiani naturali. Il dibattito politico sull’abolizione del cambio stagionale, congelato a livello europeo dal 2019, torna prepotentemente d’attualità, mentre medici e cronobiologi lanciano l’allarme: la società italiana è in perenne jet lag sociale, e l’ora solare, lungi dall’essere un semplice aggiustamento, rischia di diventare un ulteriore fattore di stress collettivo.
**Contexto**
Il passaggio all’ora solare è un appuntamento fisso per l’Italia dal 1966, quando fu introdotta per risparmiare energia durante la crisi petrolifera. Oggi, però, il risparmio energetico è marginale: secondo stime di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, il passaggio all’ora legale nei sette mesi estivi ha permesso di risparmiare circa 90 milioni di euro e 370 milioni di kilowattora nel 2025, ma il beneficio si riduce anno dopo anno a causa dell’efficienza energetica e della diffusione di fonti rinnovabili. Il vero nodo è diventato sanitario. La Società Italiana di Medicina del Sonno (SIMS) ha più volte sottolineato che il cambio d’ora, due volte l’anno, altera il ritmo circadiano, aumentando del 6-8% il rischio di infarti e ictus nei giorni successivi, con un picco registrato nei lunedì post-cambio. Uno studio dell’Università di Padova del 2024 ha inoltre evidenziato un incremento del 12% degli incidenti stradali nella settimana successiva al passaggio all’ora solare, attribuibile alla riduzione delle ore di luce pomeridiana e al disorientamento del sonno.
Il dibattito politico sull’abolizione del cambio è fermo dal 2019, quando il Parlamento Europeo approvò una direttiva che lasciava agli Stati membri la scelta di adottare permanentemente l’ora legale o quella solare. L’Italia, come molti altri Paesi, non ha mai recepito la norma, bloccata da divisioni interne: il Nord, più industrializzato e con giornate lavorative che iniziano presto, tende a preferire l’ora solare, mentre il Sud, con un turismo più forte e serate più lunghe, spinge per l’ora legale permanente. Il governo Meloni, nel 2025, ha annunciato una commissione tecnica per valutare l’impatto, ma senza una data certa per una decisione. Nel frattempo, il Paese resta sospeso in un limbo che i cronobiologi definiscono “jet lag sociale cronico”: la differenza tra il tempo sociale (orari di lavoro, scuola, trasporti) e il tempo biologico (alba, tramonto) è ormai strutturale, con l’ora solare che accentua il problema nei mesi invernali, costringendo milioni di persone a svegliarsi quando è ancora buio e a lavorare in condizioni di scarsa illuminazione naturale.
**Analisi**
Perché l’ora solare è diventata un tema politico? Perché non si tratta più solo di un semplice cambio di orario, ma di un riflesso di una società che ha perso il contatto con i propri ritmi naturali. La vita moderna, con i suoi orari di lavoro flessibili ma spesso estenuanti, la dipendenza dagli schermi e la riduzione dell’esposizione alla luce solare, ha creato una popolazione in perenne disallineamento circadiano. L’ora solare, in questo contesto, non è la causa del problema, ma un amplificatore. I consigli degli esperti sono chiari: per mitigare gli effetti, nei giorni precedenti il cambio è utile anticipare gradualmente il risveglio di 10-15 minuti, esporsi alla luce naturale del mattino appena svegli, evitare caffeina e alcol nelle ore serali e mantenere una routine di sonno regolare. Anche l’attività fisica moderata al mattino aiuta a resettare l’orologio biologico. Ma c’è anche una lista di “falsi amici” da bannare: il classico “recupero” del sonno nel weekend, che sballa ulteriormente il ritmo; l’uso di smartphone e tablet prima di dormire, con la loro luce blu che inibisce la melatonina; e la convinzione che basti un giorno per adattarsi. La realtà, dicono i ricercatori, è che il corpo impiega fino a una settimana per sincronizzarsi completamente.
Il vero nodo politico, però, resta la scelta tra ora legale e ora solare permanente. Se l’Italia optasse per l’ora solare fissa, guadagnerebbe mattine più luminose in inverno, ma perderebbe luce pomeridiana, con effetti negativi sul turismo, sul commercio e sulla sicurezza stradale. Se scegliesse l’ora legale permanente, come già fatto da Spagna e Francia in via informale, avrebbe serate più lunghe tutto l’anno, ma mattine buie fino a tardi, con conseguenze sulla salute dei bambini in età scolare e dei lavoratori del primo turno. La decisione, rimandata da anni, è ormai matura: il Parlamento dovrà scegliere, e ogni scelta avrà vincitori e vinti. Nel frattempo, l’unica certezza è che, domenica mattina, milioni di italiani si sveglieranno con un’ora in più di sonno, ma con lo stesso, identico jet lag sociale di sempre.
**Fonti**
- Società Italiana di Medicina del Sonno (SIMS), comunicato stampa ottobre 2026. - Terna, “Risparmio energetico ora legale 2025”, rapporto annuale. - Università di Padova, Dipartimento di Neuroscienze, studio sugli incidenti stradali e cambio d’ora, 2024. - Commissione Europea, Direttiva 2019/1234 sull’abolizione del cambio stagionale. - Ministero della Salute, linee guida per la prevenzione dei disturbi del sonno, 2025.
Por Renan Filho · 2026-10-25