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Tiro alla fune nel nucleo terrestre: i giorni stanno diventando più corti. E l’Italia deve prepararsi

Renan Filho Por Renan Filho · 2026-09-26

Uno studio pubblicato su Nature Geoscience rivela che il nucleo interno della Terra ha cambiato direzione di rotazione. Il fenomeno, noto come 'tiro alla fune' tra strati geologici, sta alterando la durata del giorno. In Italia, dove la burocrazia già mangia ore preziose, il tempo è denaro. E lo Stato non può fermare il nucleo.

ROMA — Mentre il governo discute di manovre e pensioni, sotto i nostri piedi si sta consumando una partita geologica che potrebbe cambiare la vita di ogni italiano. Il nucleo terrestre, quel cuore di ferro e nichel grande quanto Plutone, ha smesso di ruotare nella stessa direzione del mantello e ora sta girando al contrario. Non è fantascienza: è scienza pubblicata sulla rivista Nature Geoscience il 26 settembre 2026.

Il team di geofisici dell’Università di Pechino ha analizzato le onde sismiche dei terremoti degli ultimi 60 anni e ha scoperto che il nucleo interno ha invertito il suo moto relativo. Il fenomeno, chiamato 'tiro alla fune' tra il nucleo esterno liquido e il nucleo interno solido, provoca una variazione nella lunghezza del giorno. Secondo i dati, ogni giorno potrebbe diventare più corto o più lungo di frazioni di millisecondo. In apparenza nulla. Ma in un’economia di mercato, il tempo è denaro. E il tempo perso è costo.

Per l’Italia, paese che già soffre di una produttività ferma da vent’anni, la notizia è un campanello d’allarme. Se il giorno si accorcia anche di un millisecondo, l’effetto cumulativo su sincronizzazioni finanziarie, reti elettriche e sistemi GPS può essere devastante. Le Borse di Milano, Francoforte e Londra operano su timestamp al nanosecondo. Un errore di sincronia può generare perdite milionarie. E chi paga? Il contribuente, come sempre.

Il governo italiano, nelle persone del ministro dell’Ambiente e del ministro delle Imprese, ha già annunciato un tavolo tecnico per monitorare la situazione. Ma la domanda che FORTIS pone è semplice: perché serve un tavolo tecnico per un fenomeno che la scienza conosce da decenni? La rotazione differenziale del nucleo è nota dal 1996, quando i sismologi Song e Richards pubblicarono il primo studio su Nature. Da allora, ogni 30-40 anni il nucleo inverte la sua rotazione relativa. Non è un’emergenza. È un ciclo.

Eppure, la macchina statale italiana reagisce sempre con ritardo. Mentre aziende private come Google e Amazon già aggiornano i loro sistemi di sincronizzazione atomica per compensare le variazioni, lo Stato italiano discute di chi debba pagare gli studi di impatto. Il risultato? Le imprese pagano due volte: una per adeguarsi da sole, l’altra per finanziare la burocrazia che non produce nulla.

Il fenomeno del 'tiro alla fune' è affascinante: il nucleo interno, solido, viene tirato da due forze opposte. Da un lato, il campo magnetico generato dal nucleo esterno liquido; dall’altro, la gravità del mantello. Quando una forza vince, il nucleo accelera o rallenta. E la Terra, come un pattinatore che allarga le braccia, modifica la sua velocità di rotazione. Il giorno si allunga o si accorcia. È fisica pura, senza ideologia.

Ma in Italia, anche la fisica diventa politica. La sinistra ha già cavalcato la notizia per chiedere più fondi per la ricerca pubblica e per il monitoraggio ambientale. 'Lo Stato deve investire per proteggere i cittadini', hanno detto alcuni esponenti del Partito Democratico in dichiarazioni alla stampa. FORTIS non nega l’importanza della ricerca. Ma la domanda è: con quali soldi? L’Italia ha un debito pubblico di oltre 2.900 miliardi di euro. Ogni euro speso in più è un euro tolto a famiglie e imprese. Forse, invece di chiedere nuovi fondi, si potrebbe usare meglio quel che già c’è. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha già strumenti e competenze. Il problema non è la mancanza di risorse. È la mancanza di priorità.

La verità è che il nucleo terrestre non cambierà la vita degli italiani nella prossima settimana. Le variazioni sono dell’ordine di millisecondi. Ma in un mondo interconnesso, ogni millisecondo conta. Le transazioni finanziarie, le comunicazioni satellitari, le reti 5G e 6G dipendono da un tempo universale coordinato preciso. Se il giorno si accorcia, il sistema deve essere ricalibrato. E chi paga per la ricalibrazione? Il libero mercato, attraverso le imprese. Ma se lo Stato impone regole nuove senza flessibilità, il costo diventa insostenibile.

FORTIS propone una soluzione liberale: lasciare che il mercato si adatti. Le aziende tecnologiche hanno già sistemi di sincronizzazione basati su orologi atomici. Il problema non esiste per chi investe in innovazione. Il problema esiste per chi dipende dallo Stato. E in Italia, troppe imprese dipendono ancora da bandi e sussidi. Forse è il momento di smettere di guardare al cielo (o al nucleo) per cercare colpe, e iniziare a guardare alla produttività.

La notizia del nucleo che inverte la rotazione è reale. I dati di Nature Geoscience sono verificabili. Ma il panico è ingiustificato. La Terra ha già vissuto inversioni simili e la vita non si è fermata. L’unica cosa che si ferma, in Italia, è la capacità di reagire con pragmatismo. Mentre il nucleo gioca al tiro alla fune, il governo gioca al tiro alla fune con le tasse. E chi perde è sempre il cittadino.

Renan Filho
Sobre o autor
Renan Filho
Editor-Chefe do FORTIS News

Editor-chefe do FORTIS News. Especialista em tecnologia, inteligencia artificial e mercados financeiros. Criador de fintechs e plataformas digitais que combinam tecnologia, dados e inteligencia artificial para entregar valor real.