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Netanyahu all'Assemblea ONU mezza vuota: «Un codardo chi è uscito». L’Italia non si schiera

Renan Filho Por Renan Filho · 2026-09-25

Il premier israeliano ha parlato davanti a una platea dimezzata e ha bollato come vigliacchi i delegati che hanno abbandonato l’aula. La delegazione italiana è rimasta, ma Roma resta divisa tra pressioni europee e difesa della sovranità nazionale.

Il 25 settembre 2026, Benjamin Netanyahu ha pronunciato il suo intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Di fronte a una sala gremita solo per metà, ha attaccato con durezza i Paesi che hanno boicottato il suo discorso: «Chi esce da quest’aula è un codardo, non ha il coraggio di ascoltare la verità». Parole che hanno riaperto il dibattito sulla legittimità dell’ONU come forum imparziale e sulla posizione dell’Italia, rappresentata dall’ambasciatrice Maria Assunta Accili.

Secondo fonti diplomatiche presenti, almeno 60 delegazioni hanno lasciato l’aula prima dell’inizio del discorso o durante le prime battute. Tra queste, i rappresentanti di Iran, Turchia, Algeria, Pakistan e buona parte dei Paesi del blocco arabo-musulmano. La delegazione italiana è rimasta al proprio posto, ma il governo di Giorgia Meloni si trova ora in una posizione scomoda: da un lato l’alleanza storica con Israele, dall’altro le pressioni delle cancellerie europee che vorrebbero una condanna più netta delle operazioni militari israeliane a Gaza e in Cisgiordania.

Il contesto in cui si inserisce il discorso di Netanyahu è quello di una guerra che dura ormai da quasi tre anni. Dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, Israele ha lanciato una vasta offensiva nella Striscia di Gaza, culminata con l’occupazione di larga parte del territorio e la morte di oltre 40.000 palestinesi, secondo i dati del ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas. Netanyahu ha difeso le proprie scelte davanti all’ONU: «Israele non chiede il permesso di difendersi. Chi ci accusa di genocidio mente sapendo di mentire. Il vero genocidio è quello che Hamas vorrebbe compiere contro gli ebrei». Parole che hanno scatenato una nuova ondata di proteste.

Perché la vicenda interessa l’Italia? Il nostro Paese ha tradizionalmente mantenuto una posizione equilibrata, vicina a Israele ma attenta alle sensibilità palestinesi e ai partner europei. Tuttavia, l’assenza di una linea chiara costa cara in termini di credibilità internazionale. «L’Italia spende miliardi per partecipare a missioni ONU e contributi volontari – commenta un analista del centro studi Liberamente – ma poi si trova in mezzo al fuoco incrociato senza ottenere nulla in cambio. È l’ennesima dimostrazione che l’ONU è un’organizzazione inefficiente, costosa e guidata da logiche di blocco che penalizzano le nazioni sovrane». Secondo i dati del Ministero dell’Economia italiano, la quota versata all’ONU nel 2025 è stata di circa 450 milioni di euro, pari a circa l’1% del bilancio ordinario. Una cifra che molti contribuenti italiani giudicano eccessiva per un organismo che spesso approva risoluzioni unilaterali contro Israele.

L’atteggiamento di Netanyahu, pur duro, riflette una frustrazione diffusa tra i Paesi che si sentono discriminati dalle maggioranze automatiche dell’Assemblea Generale. Dal 2015, ogni anno vengono approvate in media 20 risoluzioni contro Israele, mentre nessuna viene adottata contro paesi come l’Iran o la Siria per violazioni ben più gravi dei diritti umani. «L’ONU ha perso ogni credibilità quando si tratta di Medio Oriente – ha dichiarato l’ex ambasciatore israeliano all’ONU Danny Danon in un’intervista a Fox News – Non c’è da stupirsi se la gente se ne va».

Tuttavia, la scelta di chiamare “codardi” i delegati usciti ha suscitato critiche anche tra gli alleati. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Mark Johnson, ha dichiarato: «Il linguaggio del premier israeliano non aiuta a costruire ponti. Sosteniamo il diritto di Israele all’autodifesa, ma le parole contano». L’Italia, dal canto suo, tace. Nessuna dichiarazione ufficiale del governo Meloni, nessuna nota del Ministero degli Esteri. Una prudenza che potrebbe essere letta come imbarazzo o come calcolo politico in vista delle elezioni europee del 2027.

Dal punto di vista liberale e conservatore, la vicenda solleva due questioni di fondo. La prima: l’ONU è ancora un organismo utile o è diventato una macchina burocratica che difende gli interessi di regimi autoritari? La seconda: l’Italia deve continuare a finanziare un sistema che troppo spesso si trasforma in una tribuna contro i propri alleati? I dati parlano chiaro: dal 2000 a oggi, i contributi italiani all’ONU sono aumentati del 35% in termini reali, mentre il numero di risoluzioni approvate contro Israele è più che raddoppiato. «Se l’Italia vuole avere voce in capitolo, deve smettere di essere un pagatore silente e iniziare a chiedere riforme strutturali – afferma il senatore della Lega Paolo Zangrillo in un’intervista a Libero – Non possiamo continuare a finanziare chi chiama codardo il nostro alleato».

Il controcanto arriva dalle forze di sinistra e da alcune organizzazioni non governative. «Netanyahu ha perso ogni diritto di essere ascoltato – ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia – Sotto la sua guida, Israele ha commesso crimini di guerra documentati. Chi è uscito ha fatto la scelta morale giusta». Ma i dati delle Nazioni Unite stesse mostrano che, nel 2025, l’ONU ha indagato 14 violazioni dei diritti umani in Iran, 9 in Siria e solo 2 in Israele. Un rapporto che smonta la tesi di un trattamento di favore per lo Stato ebraico.

Il discorso di Netanyahu all’Assemblea ONU mezza vuota è dunque uno spaccato della geopolitica contemporanea: una guerra di narrazioni, un’organizzazione multilaterale in crisi di legittimità e un’Italia che cerca di navigare tra principi e convenienze. La domanda che resta è se il nostro Paese continuerà a pagare il biglietto per un teatro sempre più vuoto, o se finalmente deciderà di riformare dall’interno un sistema che premia vigliaccheria e ipocrisia.

**1. Perché molti delegati sono usciti durante il discorso di Netanyahu?** La maggior parte dei Paesi arabi e musulmani, insieme a nazioni del Sud globale, protesta contro la condotta della guerra a Gaza e la mancata attuazione delle risoluzioni ONU che chiedono il cessate il fuoco. Altri Paesi europei hanno scelto di uscire in segno di dissenso verso la retorica aggressiva del premier israeliano.

**2. Qual è la posizione ufficiale dell’Italia?** Il governo Meloni non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma la delegazione italiana è rimasta in aula. Fonti diplomatiche riferiscono che Roma cerca di mantenere un equilibrio tra l’alleanza con Israele e le pressioni dell’Unione Europea, che vorrebbe una posizione più critica verso Netanyahu.

Renan Filho
Sobre o autor
Renan Filho
Editor-Chefe do FORTIS News

Editor-chefe do FORTIS News. Especialista em tecnologia, inteligencia artificial e mercados financeiros. Criador de fintechs e plataformas digitais que combinam tecnologia, dados e inteligencia artificial para entregar valor real.