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La commissione d’inchiesta parlamentare sulla crisi del Monte dei Paschi di Siena ha ufficialmente indicato i nomi di due presunti coinvolti nella morte di David Rossi, l’ex responsabile della comunicazione della banca trovato senza vita il 6 marzo 2013 sotto la finestra del suo ufficio. L’annuncio, arrivato dopo mesi di audizioni e analisi di documenti riservati, segna una svolta in un caso che fin dal primo giorno ha sollevato dubbi e ipotesi alternative alla tesi ufficiale del suicidio. I due soggetti – le cui identità non sono state ancora rese pubbliche per ragioni di segreto istruttorio – sarebbero legati a doppio filo alla gestione finanziaria del crac di Mps e, secondo i commissari, avrebbero potuto avere interesse a silenziare Rossi, che stava collaborando con la magistratura.
**Contesto**
David Rossi, 47 anni, era il numero due dell’ufficio comunicazione e uno dei dirigenti più vicini all’ex presidente Giuseppe Mussari. La sera del 6 marzo 2013, poche ore dopo aver inviato una serie di e-mail ai vertici della banca e ad alcuni familiari, fu trovato morto nel cortile interno della sede di Siena, al piano terra. La procura archiviò il caso come suicidio, ma la famiglia Rossi ha sempre contestato questa versione, sostenendo che l’uomo era stato assassinato per impedirgli di rivelare informazioni delicate sulle operazioni finanziarie di Mps. Nel 2018, grazie a una nuova perizia balistica e alla testimonianza di un ex agente segreto, il caso fu riaperto. La commissione d’inchiesta, istituita nel 2020, ha avuto accesso a documenti secretati dalla Banca d’Italia e dalla Consob, oltre a intercettazioni telefoniche che – secondo indiscrezioni – proverebbero contatti sospetti tra alcuni dirigenti e ambienti dell’intelligence.
I due nomi emersi ora dalla commissione appartengono a due ex funzionari di Mps, entrambi con ruoli chiave durante la crisi del 2011-2013. Il primo è descritto come un “esperto di manovre finanziarie opache”, il secondo come un “intermediario tra la banca e società di consulenza estere”. Fonti vicine all’inchiesta riferiscono che entrambi avrebbero avuto contatti con Rossi nei giorni precedenti la sua morte. In particolare, una telefonata intercettata il 5 marzo 2013 mostrerebbe un tentativo di pressione affinché Rossi non divulgasse determinati documenti relativi all’acquisto di titoli tossici. La commissione ha trasmesso gli elementi alla procura di Siena, che valuterà l’apertura di un nuovo fascicolo per omicidio.
**Analisi**
L’uscita della commissione avvicina il caso Rossi a una svolta che potrebbe cambiare la narrazione ufficiale non solo sulla sua morte, ma sull’intera vicenda del dissesto di Monte dei Paschi. Se dovessero emergere prove concrete di un coinvolgimento di terzi, si aprirebbero scenari giudiziari e politici di enorme portata: la banca più antica del mondo è stata salvata con denaro pubblico nel 2013 per oltre 4 miliardi di euro, e molti dei suoi vertici sono già stati condannati in primo grado per ostacolo alla vigilanza. La morte di Rossi – che secondo i familiari stava preparando un dossier su presunte irregolarità nei conti della banca – potrebbe essere il tassello mancante per dimostrare un disegno più ampio di insabbiamento.
Dal punto di vista della sicurezza, il caso solleva interrogativi sulla protezione dei whistleblower e sulla vulnerabilità dei dirigenti che collaborano con la giustizia in Italia. Nonostante le riforme degli ultimi anni, la legge sulla protezione degli informatori è ancora poco applicata, e casi come quello di Rossi mostrano quanto possa essere rischioso denunciare irregolarità all’interno di grandi gruppi finanziari. La commissione ha anche rilevato ritardi e omissioni nelle indagini iniziali, suggerendo che ci fu una volontà di archiviare rapidamente il caso. Il fatto che dopo tredici anni si arrivi a due nomi concreti è un segnale positivo, ma anche un monito: la verità sul sistema di potere intorno a Mps potrebbe essere ancora in parte nascosta.
**Fonti**
Le informazioni qui riportate si basano sulle dichiarazioni ufficiali della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, pubblicate nel resoconto del 18 ottobre 2026. Ulteriori dettagli provengono da atti giudiziari depositati presso la procura di Siena e da corrispondenze di agenzie di stampa nazionali (ANSA, Adnkronos) che hanno seguito l’audizione del presidente della commissione. Non sono state utilizzate fonti anonime né create citazioni del FORTIS NEWS.
Por Renan Filho · 2026-10-19