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Politica

Migranti, il parere medico non sarà più vincolante per evitare il Cpr: cosa cambia

Renan Filho Por Renan Filho · 2026-11-05

Il governo approva una stretta: i giudici non dovranno più seguire obbligatoriamente i pareri sanitari per decidere sul trattenimento nei centri di rimpatrio. Critiche dalle opposizioni e dagli organismi per i diritti umani.

**Lead**

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che modifica radicalmente le modalità di valutazione della salute dei migranti trattenuti nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr). Da oggi, il parere medico non sarà più vincolante per il giudice: la decisione finale sul trattenimento spetterà esclusivamente all’autorità giudiziaria, che potrà discostarsi dalle indicazioni sanitarie senza necessità di motivazioni particolari. La misura, anticipata nei giorni scorsi da fonti di Palazzo Chigi, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed entra in vigore immediatamente, suscitando un acceso dibattito politico e sociale.

**Contesto**

Il provvedimento si inserisce nel quadro di una progressiva stretta sulle politiche migratorie portata avanti dall’esecutivo. Fino a oggi, il trattenimento nei Cpr – strutture chiuse dove i migranti irregolari attendono il rimpatrio – poteva essere sospeso o evitato qualora un certificato medico attestasse condizioni di salute incompatibili con la detenzione. La norma precedente, introdotta con il decreto sicurezza del 2018 e rafforzata nel 2023, obbligava i giudici a tenere conto del parere del medico legale o del servizio sanitario territoriale. In pratica, una diagnosi di patologie gravi – come disturbi cardiaci, malattie infettive in fase acuta o traumi psicologici severi – poteva portare alla scarcerazione o al trasferimento in strutture sanitarie.

Secondo il testo del nuovo decreto, il parere medico diventa “meramente consultivo”. Il giudice di pace, competente per la convalida del trattenimento, potrà valutare liberamente ogni elemento, senza essere vincolato dalle conclusioni del sanitario. La relazione illustrativa del provvedimento sottolinea la necessità di “evitare abusi e strumentalizzazioni del sistema sanitario a fini elusivi dell’espulsione”, citando dati – non ancora pubblicati – che indicherebbero un aumento delle richieste di certificati medici da parte di migranti in procinto di essere rimpatriati. Organizzazioni come Medici Senza Frontiere e Amnesty International hanno già espresso preoccupazione, definendo la riforma “un pericoloso passo indietro nella tutela della salute dei più vulnerabili”.

Il decreto è stato approvato senza modifiche sostanziali dopo un passaggio in commissione Affari costituzionali della Camera, dove la maggioranza ha respinto tutti gli emendamenti dell’opposizione. Il ministro dell’Interno, in una nota diffusa ieri, ha difeso la scelta: “Non possiamo permettere che la sanità diventi una scorciatoia per evitare le regole dell’immigrazione. I medici faranno il loro lavoro, ma l’ultima parola spetta ai giudici”. Di parere opposto i partiti di centrosinistra e alcune associazioni di magistrati, che denunciano il rischio di “detenzioni arbitrarie di persone malate”.

**Analisi**

La modifica normativa rappresenta un cambiamento di paradigma nel bilanciamento tra esigenze di sicurezza e diritti fondamentali. Fino a oggi, il vincolo del parere medico assicurava una tutela oggettiva: un giudice non poteva ignorare una condizione sanitaria grave senza una motivazione specifica. Con la nuova disciplina, invece, la discrezionalità del magistrato si allarga, ma senza criteri chiari per distinguere i casi. Gli operatori del diritto temono che si moltiplichino i ricorsi in Cassazione, con un aggravio per i tribunali e una possibile paralisi delle procedure di rimpatrio.

Sul piano pratico, la stretta potrebbe ridurre i costi di gestione dei Cpr, perché oggi molti trattenimenti vengono sospesi per ragioni sanitarie, costringendo le prefetture a organizzare assistenza medica o a liberare i migranti. Tuttavia, gli effetti collaterali potrebbero essere drammatici: persone affette da tubercolosi, HIV non stabilizzato o gravi disturbi psichici potrebbero essere trattenute in ambienti inadatti, con rischi per la loro salute e per quella degli altri ospiti e del personale. Non va dimenticato che i Cpr italiani sono già stati oggetto di critiche internazionali per condizioni igieniche e assistenziali carenti, come documentato da rapporti del Comitato europeo per la prevenzione della tortura.

Il decreto si inserisce in un contesto europeo di crescente chiusura: altri paesi, come la Germania e la Francia, stanno discutendo misure simili, sebbene con maggiore cautela. La Commissione europea ha annunciato che vigilerà sulla conformità della nuova norma con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Se la Corte di Giustizia dovesse ravvisare una violazione, l’Italia rischierebbe una procedura d’infrazione. Per ora, l’esecutivo punta a un rapido effetto dissuasivo: il messaggio è chiaro – la salute non sarà più un lasciapassare per evitare il rimpatrio.

**Fonti**

La notizia è basata sul testo del decreto-legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sulle dichiarazioni del ministero dell’Interno diffuse attraverso l’agenzia Ansa, e sui commenti delle organizzazioni non governative raccolti da diverse testate nazionali. Ulteriori riferimenti provengono dai rapporti del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dalle analisi giuridiche pubblicate da riviste specializzate come “Diritto, Immigrazione e Cittadinanza”.

Renan Filho
Sobre o autor
Renan Filho
Editor-Chefe do FORTIS News

Editor-chefe do FORTIS News. Especialista em tecnologia, inteligencia artificial e mercados financeiros. Criador de fintechs e plataformas digitais que combinam tecnologia, dados e inteligencia artificial para entregar valor real.