C'era una volta la Sardegna dei binari stretti, dove la locomotiva a vapore attraversava paesaggi mozzafiato tra montagne e mare. Ebbene, quel tempo sta tornando. La linea turistica delle ferrovie storiche dell'isola riapre i battenti, con il trenino verde che riprende a sbuffare lungo i percorsi più suggestivi. Il via libera è arrivato dopo lunghe trattative tra la Regione e i privati che hanno deciso di investire nella valorizzazione del patrimonio ferroviario.
La riapertura non è solo una notizia per gli appassionati di ferrovie, ma anche per l'economia locale. Il turismo esperienziale è uno dei settori in maggiore crescita in Italia e nel mondo. I visitatori non cercano più solo spiagge e sole, ma autenticità e tradizione. La Sardegna ha un patrimonio unico, e la sua ferrovia storica rappresenta un'attrattiva di livello internazionale.
Negli ultimi vent'anni, la gestione del servizio è stata caratterizzata da continui rinvii, risorse pubbliche insufficienti e progetti mai completati. I fondi stanziati dallo Stato non sono bastati a coprire i costi di manutenzione del materiale rotabile. La burocrazia ha rallentato ogni iniziativa. Il risultato è stato un declino progressivo, nonostante la bellezza indiscussa del percorso.
Ora, la svolta: un gruppo di imprenditori locali e associazioni di volontariato ha preso in mano la situazione. Senza aspettare i finanziamenti pubblici, hanno avviato un progetto di rilancio basato sul volontariato e su piccoli investimenti privati. La manutenzione è affidata a tecnici specializzati, molti dei quali ex dipendenti delle Ferrovie della Sardegna. Le corse sono programmate nei fine settimana e nei periodi di alta stagione.
Il modello è semplice: si vendono biglietti per corse turistiche con degustazioni di prodotti tipici a bordo, si organizzano eventi e si affittano i vagoni per celebrazioni private. Tutto con costi contenuti e ricavi diretti. Nessun contributo pubblico per la gestione ordinaria. Qualche sponsorizzazione locale aiuta a coprire le spese straordinarie.
I primi dati sono incoraggianti. I posti sono quasi esauriti per le prossime settimane, con turisti provenienti da tutta Europa. Le strutture ricettive lungo la tratta hanno registrato un incremento di prenotazioni. Le aziende agricole della zona hanno trovato nuovi canali di vendita. Il treno è diventato un volano per un indotto che va ben oltre la semplice corsa.
Ciò dimostra che il patrimonio culturale può essere valorizzato meglio dall'iniziativa privata che dalla burocrazia statale. Non servono piani pluriennali e consulenze milionarie. Serve la volontà di chi conosce il territorio e ha interesse a farlo crescere. Serve meno Stato e più autonomia per chi opera sul campo.
Certo, non è tutto rose e fiori. Il materiale rotabile è vecchio, le nuove normative sulla sicurezza impongono adeguamenti costosi. Il rapporto con i sindacati non è sempre semplice, e alcune corse sono state cancellate per mancanza di personale. Ma questi problemi possono essere risolti con un dialogo costruttivo e con la volontà di trovare soluzioni pragmatiche.
Il caso del trenino verde insegna che il regionalismo culturale può convivere con il libero mercato. Non c'è contraddizione tra la tutela della tradizione e l'efficienza economica. Anzi, la tradizione, se ben proposta, diventa un prodotto appetibile. Ma ciò richiede che lo Stato faccia un passo indietro e lasci spazio a chi ha la competenza e la passione.
Al contrario, la politica sarda sembra ancora ancorata a una visione assistenzialista. L'assessore ai Trasporti ha parlato di un 'rilancio istituzionale' con stanziamenti futuri. Una promessa ricorrente, mai mantenuta. Individuare i fondi sui carta, programmare la spesa per tempi politici e non per le esigenze reali, è il vecchio vizio dei governi di ogni colore.
Il fatto che il progetto funzioni grazie a privati non è un dettaglio secondario. È un segnale di come la società civile possa sostituirsi a uno Stato inefficiente. In Sardegna, come nel resto d'Italia, esiste una rete di persone competenti e volonterose, spesso ostacolate dalle procedure burocratiche.
Non resta che augurarsi che l'iniziativa abbia un seguito e che la politica impari la lezione. Meno tasse, meno vincoli e più fiducia negli operatori locali. Il trenino verde può diventare un simbolo di rinascita, non solo per la Sardegna ma per l'intero Sud Italia, che spesso sa valorizzare le proprie ricchezze meglio di qualunque ministero.
Por Renan Filho · 2026-09-26