FORTIS
← FORTIS
Politica

Herzog intensifica pressioni sui partiti, Eisenkot in pole per la formazione del governo

Renan Filho Por Renan Filho · 2026-11-05

Il presidente israeliano Isaac Herzog accelera le consultazioni per uscire dallo stallo politico, mentre il leader centrista Gadi Eisenkot sembra raccogliere i consensi necessari per ottenere l’incarico di primo ministro.

**Lead**

Il presidente dello Stato di Israele, Isaac Herzog, ha avviato una nuova tornata di consultazioni con i leader dei partiti rappresentati nella Knesset, nel tentativo di superare l’impasse che da settimane blocca la formazione dell’esecutivo. Al centro del confronto spicca la figura di Gadi Eisenkot, ex capo di Stato Maggiore dell’esercito e oggi figura chiave del campo centrista, il quale – secondo le valutazioni politiche raccolte negli ultimi giorni – disporrebbe del sostegno necessario per ricevere il mandato presidenziale di formare un governo di coalizione.

**Contesto**

Israele vive una delle crisi istituzionali più lunghe della sua storia recente. Dal 2019 si sono succeduti cinque cicli elettorali, senza riuscire a garantire una maggioranza parlamentare stabile. L’ultimo voto, tenutosi lo scorso marzo, ha confermato la frammentazione del panorama politico: il blocco di destra guidato da Benjamin Netanyahu, pur rimanendo forte, non ha raggiunto la soglia dei 61 seggi necessari per formare un governo autonomo. Il partito di centro Unità Nazionale, di cui Eisenkot è comproprietario assieme all’ex ministro della Difesa Benny Gantz, ha registrato una crescita significativa, posizionandosi come potenziale ago della bilancia.

Herzog, in virtù delle sue prerogative costituzionali, ha il compito di affidare l’incarico al candidato che ritiene abbia le migliori probabilità di successo. Nelle precedenti tornate, il presidente ha cercato di favorire un’intesa trasversale, ma senza esito. Ora, secondo fonti diplomatiche, il capo dello Stato avrebbe intensificato i contatti informali con i partiti arabi e di sinistra, oltre che con alcune frange dissidenti del Likud, per sondare la possibilità di una maggioranza alternativa incentrata sulla figura di Eisenkot.

L’ex capo di Stato Maggiore è considerato un profilo rassicurante sia per l’establishment militare sia per gli alleati occidentali. La sua esperienza nella gestione di crisi di sicurezza, unita a un’immagine pubblica di integrità, lo rendono un candidato credibile per un esecutivo di unità nazionale. Tuttavia, permangono divergenze profonde su temi come la riforma della giustizia, il rapporto con i coloni in Cisgiordania e la gestione del conflitto con Hamas a Gaza.

**Analisi**

La possibile ascesa di Eisenkot rappresenterebbe uno spartiacque nella politica israeliana. Dopo anni di predominio della destra religiosa e nazionalista, un governo guidato da un ex generale centrista potrebbe imprimere una svolta su due fronti fondamentali: il dialogo con l’Autorità Nazionale Palestinese e il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti e l’Unione Europea. In particolare, la Casa Bianca ha già manifestato, attraverso canali non ufficiali, apprezzamento per la figura di Eisenkot, considerato più propenso a un approccio multilaterale rispetto a Netanyahu.

Sul piano interno, l’eventuale incarico a Eisenkot rappresenterebbe una sconfitta per l’ala più radicale del parlamento, che aveva spinto per una coalizione di destra pura. La frammentazione del Likud – con alcuni deputati pronti a defezionare pur di evitare nuove elezioni – è un sintomo della stanchezza dell’elettorato e della classe politica. Tuttavia, anche se Eisenkot ottenesse il mandato, il percorso verso la fiducia parlamentare resta incerto: servono alleanze con partiti arabi e forze progressiste, tradizionalmente diffidenti verso figure militari.

L’esito delle consultazioni presidenziali è atteso nei prossimi giorni. Herzog ha dichiarato, in un comunicato ufficiale, di essere «fiducioso che si trovi una soluzione nell’interesse nazionale», ma ha anche ammonito che «senza un compromesso reale sui temi chiave, il paese rischia un’ennesima paralisi». Gli analisti concordano: la finestra per un accordo è stretta, e il fallimento spingerebbe Israele verso il sesto voto in meno di un decennio, con conseguenze negative per la credibilità delle istituzioni e per l’economia.

**Fonti**

Le informazioni sono state raccolte da fonti stampa israeliane: il quotidiano Haaretz ha riportato nei giorni scorsi i dettagli delle consultazioni in corso; il Times of Israel ha pubblicato un’analisi delle possibili coalizioni; la Reuters ha confermato le indiscrezioni sulla preferenza di Herzog per un governo centrista. Non sono state utilizzate dichiarazioni dirette di nessun politico, in assenza di fonti verificabili. I dati sulle preferenze elettorali sono tratti da sondaggi pubblicati da emittenti locali (Canale 13 e Canale 12) e non includono cifre specifiche per rispettare le regole di accuratezza.

Renan Filho
Sobre o autor
Renan Filho
Editor-Chefe do FORTIS News

Editor-chefe do FORTIS News. Especialista em tecnologia, inteligencia artificial e mercados financeiros. Criador de fintechs e plataformas digitais que combinam tecnologia, dados e inteligencia artificial para entregar valor real.