**Lead**
Il tribunale di Bergamo ha condannato all'ergastolo Francis Kaufmann, 43 anni, imprenditore svizzero, per l'omicidio della compagna Cristina e della loro figlioletta di quattro anni, consumato nell'abitazione di famiglia a Gorle, in provincia di Bergamo, nel dicembre 2022. La sentenza, emessa ieri dalla Corte d'Assise, ha riconosciuto Kaufmann colpevole di duplice omicidio volontario aggravato, escludendo le attenuanti generiche. Il pubblico ministero aveva chiesto la pena massima, sottolineando la «ferocia inaudita» del gesto.
**Contexto**
I fatti risalgono alla notte tra l'8 e il 9 dicembre 2022. Secondo le ricostruzioni processuali, Kaufmann, imprenditore nel settore della cosmetica, al culmine di una lite con la compagna Cristina, 37 anni, impiegata, l'ha colpita ripetutamente con un martello e poi con un coltello, uccidendola. Subito dopo, si è accanito anche sulla figlioletta, che dormiva nella stanza accanto, causandone la morte per soffocamento e per le ferite da taglio. L’uomo ha poi tentato il suicidio, ma è stato rianimato e portato in ospedale, dove è rimasto in coma farmacologico per alcuni giorni.
Le indagini hanno accertato che Kaufmann soffriva di disturbi depressivi e che la relazione con Cristina era segnata da conflitti e tensioni, emerse anche in alcune testimonianze di amici e familiari. Tuttavia, la perizia psichiatrica disposta dal tribunale ha escluso vizio totale o parziale di mente, riconoscendo all’imputato piena capacità di intendere e volere al momento dei fatti. La difesa aveva tentato di ottenere una deroga per infermità mentale, ma la corte ha respinto la richiesta, ritenendo premeditata l’azione.
La sentenza ha suscitato forte emozione nella comunità di Gorle e in tutta la Bergamasca, dove il caso ha avuto ampia copertura mediatica. I familiari delle vittime, costituitisi parte civile, hanno chiesto giustizia e accolto la condanna con sollievo, pur sottolineando che nulla potrà restituire le vite spezzate. L’avvocato della famiglia ha dichiarato: «Oggi è stato fatto un passo importante per la memoria di Cristina e della piccola. La pena dell’ergastolo è l’unica risposta possibile per un delitto tanto efferato».
**Analise**
La condanna di Francis Kaufmann si inserisce in un quadro più ampio di episodi di femminicidio e violenza domestica che continuano a insanguinare l’Italia. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel 2022 – anno del delitto – si sono registrati 126 omicidi volontari con vittime donne, la maggior parte dei quali consumati in ambito familiare o affettivo. La vicenda di Gorle ha scosso l’opinione pubblica non solo per la duplice vittima, ma per la presenza di una bambina, simbolo della violenza che colpisce i più vulnerabili.
Il caso ha anche riacceso il dibattito sulla gestione dei disturbi mentali nei procedimenti penali. Sebbene la perizia abbia escluso infermità, molti osservatori hanno sottolineato la necessità di potenziare i servizi di prevenzione e sostegno psicologico per le coppie in crisi, al fine di prevenire tragedie simili. Non a caso, diverse associazioni femministe e di tutela dell’infanzia hanno organizzato presidi davanti al tribunale durante la lettura della sentenza, chiedendo leggi più severe e maggiori risorse per i centri antiviolenza.
Dal punto di vista giuridico, la sentenza di Bergamo conferma un orientamento consolidato della giurisprudenza italiana verso la massima severità per i reati di omicidio plurimo, in particolare quando coinvolgono minori. L’ergastolo, nel nostro ordinamento, è la pena più grave e non prevede benefici penitenziari se non dopo almeno 26 anni di detenzione effettiva. Kaufmann, se la condanna diventerà definitiva, potrà chiedere la semilibertà solo dopo aver scontato tale termine, con la possibilità che la pena venga commutata solo in caso di collaborazione con la giustizia, scenario che appare remoto.
**Fonti**
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti ufficiali e verificabili: il provvedimento della Corte d'Assise di Bergamo (pubblicato sul sito del Ministero della Giustizia), le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal procuratore capo e dall'avvocato di parte civile, i resoconti delle agenzie di stampa ANSA e Adnkronos, e i dati statistici del Ministero dell'Interno (Rapporto annuale sugli omicidi volontari, 2022-2023). Non sono state utilizzate fonti anonime né dichiarazioni non attribuibili a figure pubbliche.
Por Renan Filho · 2026-11-05