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Dopo il Covid, il boom dei pets mette sotto stress i veterinari italiani

Renan Filho Por Renan Filho · 2026-10-17

L'aumento delle adozioni di animali domestici durante la pandemia ha sovraccaricato le cliniche veterinarie, portando a burnout e carenza di personale, mentre la domanda di cure continua a crescere.

**Lead**

La pandemia di Covid-19 ha innescato un fenomeno senza precedenti in Italia: un vero e proprio boom di adozioni di cani, gatti e altri animali domestici, con milioni di famiglie che hanno accolto un nuovo membro peloso tra le mura domestiche. Tuttavia, questa esplosione di compagnia ha generato una crisi silenziosa all'interno della professione veterinaria. Medici veterinari di tutta la Penisola denunciano un aumento esponenziale del carico di lavoro, turni estenuanti, esaurimento emotivo e, in molti casi, l'abbandono della professione. La situazione, già critica nel periodo post-lockdown, si è aggravata ulteriormente negli ultimi mesi, sollevando interrogativi sulla sostenibilità del sistema di cura degli animali in Italia.

**Contexto**

Durante il confinamento, la richiesta di compagnia è esplosa: canili e gattili hanno registrato un'impennata di adozioni, mentre gli allevamenti non riuscivano a soddisfare le richieste. Secondo le stime delle principali associazioni di categoria, come l'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI), il numero di animali domestici nel Paese è cresciuto in modo significativo, con un incremento particolarmente marcato tra il 2020 e il 2022. Questo aumento, però, non è stato accompagnato da una parallela crescita del numero di veterinari, che in Italia rimane stabile o, in alcune regioni, in calo per pensionamenti e mancanza di ricambio generazionale.

Il risultato è stato un carico di lavoro insostenibile. Le cliniche veterinarie, già sotto organico, si sono trovate a gestire un volume di pazienti mai visto prima. Le urgenze si moltiplicano, le visite di routine si accumulano e i tempi di attesa si allungano, generando frustrazione sia nei professionisti sia nei proprietari. A ciò si aggiunge la crescente complessità delle cure: gli animali domestici sono sempre più considerati membri della famiglia, e i proprietari richiedono interventi diagnostici e terapeutici avanzati, con costi e tempi maggiori.

Lo stress non è solo quantitativo, ma anche emotivo. I veterinari sono spesso esposti a situazioni di forte impatto psicologico: eutanasie, malattie terminali, animali maltrattati o abbandonati. La pressione emotiva, unita alla mancanza di supporto psicologico strutturato e a orari di lavoro che spesso superano le 50 ore settimanali, ha portato a un preoccupante aumento dei casi di burnout. Secondo un'indagine condotta dall'Ordine dei Medici Veterinari, una quota significativa di professionisti dichiara di aver pensato di lasciare la professione nei successivi cinque anni.

**Analise**

Questa crisi non rappresenta solo un problema per i veterinari, ma ha ricadute dirette sul benessere animale e sulla salute pubblica. Animali che non ricevono cure tempestive possono sviluppare patologie croniche o trasmettere malattie zoonotiche. Inoltre, la carenza di personale spinge molti studi a chiudere le porte a nuovi pazienti o a ridurre i servizi di prevenzione, come vaccinazioni e sterilizzazioni, con effetti a catena sulla gestione delle popolazioni animali.

Le cause della tensione sono molteplici. Da un lato, l'impennata delle adozioni durante il Covid ha creato una domanda che il sistema non era preparato ad affrontare. Dall'altro, la professione veterinaria soffre di una cronica mancanza di attrattiva per i giovani, a causa di stipendi spesso non adeguati al carico di lavoro, costi formativi elevati e uno scarso riconoscimento sociale rispetto ad altre professioni sanitarie. A questo si aggiunge una burocrazia crescente e la mancanza di tutele specifiche contro lo stress lavoro-correlato.

Per arginare la crisi, alcune regioni hanno avviato progetti pilota di supporto psicologico per veterinari, mentre le associazioni di categoria chiedono un intervento legislativo che preveda incentivi per l'apertura di nuove cliniche, il potenziamento dei servizi pubblici di assistenza veterinaria e la promozione di percorsi di formazione continua sulla gestione dello stress. Tuttavia, senza un'azione coordinata a livello nazionale, il rischio è che il malessere si cronicizzi, con conseguenze negative per tutti gli attori coinvolti.

**Fontes**

Le informazioni riportate si basano su dati e dichiarazioni pubbliche dell'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI), dell'Ordine dei Medici Veterinari delle province italiane e su studi di settore pubblicati su riviste scientifiche come 'Veterinary Record' e 'Journal of Veterinary Medical Education'. Sono state inoltre consultate le analisi del Centro Studi di Federalberghi riguardo l'impatto del Covid sulle adozioni di animali domestici, e le raccomandazioni dell'Istituto Superiore di Sanità sul benessere animale.

Renan Filho
Sobre o autor
Renan Filho
Editor-Chefe do FORTIS News

Editor-chefe do FORTIS News. Especialista em tecnologia, inteligencia artificial e mercados financeiros. Criador de fintechs e plataformas digitais que combinam tecnologia, dados e inteligencia artificial para entregar valor real.