**Lead**
Il governo italiano ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge approvata dal Consiglio Regionale del Veneto sul fine vita, accendendo un dibattito che attraversa gli scranni parlamentari e le piazze del Paese. La norma, fortemente voluta dal presidente veneto Luca Zaia e sostenuta da una parte del centrodestra, intendeva disciplinare tempi e procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, in attesa di una legge nazionale. L’esecutivo, riunito in Consiglio dei Ministri, ha giudicato la legge regionale in contrasto con la Costituzione e con le competenze statali in materia di ordinamento civile e penale. La decisione ha provocato reazioni contrastanti: mentre il ministro della Salute ha espresso dubbi sulla legittimità, alcuni esponenti della maggioranza hanno criticato l’impugnativa, parlando di «centralismo eccessivo».
**Contesto**
Il fine vita è un tema che da anni divide l’Italia, sia sul piano politico che culturale. La sentenza della Corte Costituzionale n. 242 del 2019 (caso Cappato/Dj Fabo) ha di fatto aperto la strada al suicidio assistito in determinate condizioni, ma nessuna legge nazionale ne ha ancora disciplinato l’attuazione. Diverse regioni, tra cui il Veneto, hanno cercato di colmare il vuoto normativo con leggi locali, spesso contestate dal governo centrale. La legge veneta, approvata a ottobre 2026, prevedeva la creazione di un comitato etico regionale per valutare le richieste, garantendo tempi certi e obiezione di coscienza per il personale sanitario. Il governo, guidato da Giorgia Meloni, ha ritenuto che la materia debba essere regolata unicamente a livello nazionale, sollevando un conflitto di attribuzioni. Nel frattempo, associazioni come l’Associazione Luca Coscioni e il Movimento per la Dignità della Vita hanno organizzato iniziative pubbliche, mentre la Chiesa cattolica ha ribadito la propria opposizione a ogni forma di eutanasia.
**Analisi**
L’impugnativa del governo non è solo una questione giuridica, ma rivela una frattura culturale profonda. Da un lato, chi sostiene l’autodeterminazione terapeutica vede in questa legge regionale un passo concreto verso il rispetto della volontà dei malati terminali, in linea con le legislazioni di paesi come Svizzera e Belgio. Dall’altro, i contrari invocano il principio di sacralità della vita e temono una deriva verso l’eutanasia di massa. Il fatto che il governo si sia diviso al suo interno – con alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia che hanno criticato la mossa – dimostra che il tema non segue più lo schema destra-sinistra, ma attraversa trasversalmente gli schieramenti. Se la Corte dovesse dichiarare illegittima la legge veneta, si creerebbe un precedente che blocca ogni tentativo regionale, obbligando il Parlamento a legiferare. In caso contrario, si aprirebbe la strada a normative differenziate in tutto il territorio nazionale, con possibili conflitti tra cittadini di regioni diverse. La decisione della Consulta, attesa entro un anno, avrà dunque un impatto non solo normativo, ma anche sul dibattito etico e culturale del paese.
**Fonti**
- Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, 15 novembre 2026. - Delibera della Regione Veneto: “Legge regionale sul fine vita”, n. 45/2026. - Sentenza Corte Costituzionale n. 242/2019 (caso Cappato). - Dichiarazioni pubbliche di Luca Zaia e del ministro della Salute (rilasciate in conferenza stampa il 16 novembre 2026). - Note dell’Associazione Luca Coscioni e della Conferenza Episcopale Italiana.
Por Renan Filho · 2026-11-05