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La Corte di Cassazione ha emesso un verdetto di portata storica: l'ex Ilva di Taranto deve spegnere immediatamente gli altiforni. La Suprema Corte ha stabilito che la prosecuzione dell'attività a caldo rappresenta un 'pericolo grave e irreversibile per la salute dei cittadini e per l'ambiente circostante'. La decisione, depositata nelle scorse ore, pone fine a un decennio di contenziosi e apre uno scenario complesso per il futuro del più grande polo siderurgico d'Europa.
**Contesto**
Il caso Ilva – oggi Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria – affonda le radici negli anni Sessanta, quando il complesso siderurgico di Taranto fu progettato senza adeguati sistemi di abbattimento delle emissioni. Per decenni, la città pugliese ha convissuto con tassi di mortalità per malattie respiratorie e tumorali tra i più alti d'Italia. Studi epidemiologici condotti dall'Istituto Superiore di Sanità e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno ripetutamente evidenziato una correlazione diretta tra l'inquinamento industriale e l'incidenza di patologie gravi nella popolazione locale.
La magistratura è intervenuta più volte. Già nel 2012 il Tribunale di Taranto aveva disposto il sequestro degli impianti per disastro ambientale, ma la produzione era proseguita grazie a decreti governativi definiti 'salva-Ilva', che privilegiavano la continuità produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro. Negli anni si sono susseguiti commissariamenti, piani ambientali e promesse di bonifica mai del tutto mantenute. L'ultimo capitolo è la procedura di amministrazione straordinaria avviata nel 2024, con la ricerca di un nuovo acquirente.
La recente ordinanza della Cassazione ribalta questa logica. La Corte ha accolto il ricorso di associazioni ambientaliste e comitati civici, stabilendo che il diritto alla salute – sancito dall'articolo 32 della Costituzione – prevale su qualsiasi altra esigenza economica o produttiva. Il provvedimento impone lo spegnimento immediato degli altiforni e vieta ogni attività di produzione di acciaio dal minerale grezzo, consentendo soltanto le fasi di laminazione e finitura, a patto che non comportino emissioni nocive.
**Analisi**
La decisione della Cassazione rappresenta un cambio di paradigma nel diritto ambientale italiano. Finora, la giurisprudenza aveva spesso bilanciato il rischio sanitario con l'occupazione e l'interesse nazionale, concedendo deroghe e proroghe. Con questa ordinanza, la Suprema Corte afferma che la salute non è negoziabile. Il principio del 'rischio accettabile' non può essere invocato quando le evidenze scientifiche dimostrano un danno sistematico e continuativo. Le implicazioni vanno oltre Taranto: il verdetto crea un precedente vincolante per tutti i procedimenti penali e amministrativi in cui siano in gioco emissioni industriali e salute pubblica.
Sul fronte occupazionale, le conseguenze sono immediate e drammatiche. Il sito di Taranto impiega direttamente circa 10.000 lavoratori e genera un indotto stimato in altre 30.000 unità. Lo spegnimento degli altiforni rischia di innescare una crisi sociale senza precedenti in una delle aree più depresse del Mezzogiorno. Il governo, attraverso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha già annunciato un tavolo di crisi permanente, con l'obiettivo di accelerare la transizione verso una produzione più sostenibile – come l'acciaio da forno elettrico – e predisporre ammortizzatori sociali. Tuttavia, i tempi tecnici per una riconversione sono lunghi e incerti, mentre la sentenza impone provvedimenti immediati.
**Fonti**
- Ordinanza della Corte di Cassazione (Sezione Penale) depositata in data odierna. - Rapporti dell'Istituto Superiore di Sanità sullo stato di salute della popolazione di Taranto (2022-2025). - Documentazione del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica sulle procedure di bonifica dell'area di Taranto. - Agenzia ANSA e fonti giornalistiche nazionali (Corriere della Sera, La Repubblica) per la cronaca del caso Ilva.
Por Renan Filho · 2026-10-29